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Percorsi bibliografici | Un libro al mese | Chuck Palahniuk, Cavie
Un libro al mese
Percorsi bibliografici


Chuck Palahniuk, Cavie (copertina)

“Chuck Palahniuck è peggio di un polpo.
Ti afferra con i suoi tentacoli e ti trascina
in un buco pauroso. Lasciatelo stare
se avete lo stomaco debole”

Niccolò Ammaniti


Cavie / Chuck Palahniuk
di
Luigi D'Amato

Chuck Palahniuck
Cavie
(Titolo originale: Haunted. Traduzione di Matteo Colombo e Giuseppe Iacobaci)
Milano, Mondadori, 2005
(Strade blu)
ISBN: 88-04-54438-4

Cavie, ultima fatica di Chuck Palahniuck, è sicuramente uno dei libri più forti degli ultimi anni. Lo scrittore americano, divenuto autore di culto specie dopo il successo raggiunto con Fight Club, ci regala infatti il  meglio della sua scrittura soffocante e claustrofobica.
Attraverso 23 storie ricche di humour misto a puro orrore,  vero Decameron post moderno, specchio della nostra era orwelliana, siamo condotti ad una discesa agli inferi, attraverso eccessi così spropositati da sembrare alla fine veri e possibili. Percorriamo, al ritmo incalzante dei racconti, intervallati da lunghe poesie, interamente e senza sconti, tutti i gradini dell’aberrazione umana.
Tutto questo ha un solo scopo, la visibilità, il successo. In un mondo che ha delegato  tutto alla mera rappresentazione di eidolon, ove tutto è possibile, la dignità e l’umanità sono sacrificate sull’altare della gloria e della celebrità.
Ci guida in questo allucinato e lisergico viaggio un io narrante che nei versi della poesia che apre il volume, Cavie, ci fornisce le coordinate essenziali per muoverci nella trama dei racconti. “Doveva essere un ritiro per scrittori. Un posto sicuro dove avremmo potuto lavorare. E noi dovevamo scrivere poesie. Belle poesie”.
I protagonisti assumono nomi fittizi “I nomi che ci siamo guadagnati, basati sui nostri racconti. I nomi che ci siamo dati a vicenda, basati sulle nostre vite invece che sulle nostre famiglie … nomi basati sui nostri peccati, invece che sulle nostre professioni … basati sulle nostre colpe e sui nostri delitti. Il contrario dei nomi da supereroi”.
Gli aspiranti scrittori sono condotti in un vecchio teatro abbandonato dall’ideatore del ritiro, “un uomo vecchio, vecchissimo, un moribondo di nome Whittier”, che si scoprirà poi essere un adolescente affetto da senescenza precoce; per lui “Non aveva importanza chi fossimo davvero … però questo all’inizio non ce l’ha detto … eravamo animali da laboratorio. Un  esperimento. Ma noi questo non lo sapevamo. No, quello era solo un ritiro per scrittori, finché non è stato troppo tardi perché non fossimo altro che le sue vittime.” Quest’ultima affermazione sarà poi smentita del tutto dallo svolgimento degli eventi e soprattutto dal sorprendente finale.
Nel vecchio teatro non manca nulla per assicurare agli ospiti una buona permanenza. Cibo, elettricità, servizi igienici. Tutto all’inizio è funzionante e disponibile, ma  ben presto va tutto in malora ad opera degli stessi protagonisti che all’insaputa l’uno dell’altro sabotano tutto quanto è possibile sabotare per rendere l’avventura sempre più estrema. Tutti adottano strategie spietate che serviranno a renderli protagonisti quando qualcuno verrà a salvarli, quando qualcuno trasmetterà la loro storia in televisione. Le narrazioni si fanno sempre più esasperate e qui Palahniuck dà veramente il meglio del suo stile inconfondibilmente dark e grottesco spingendosi fino ai confini più arditi del pulp: depravazioni, mutilazioni, bambole gonfiabili, cannibalismo. Una vera e propria riedizione in termini minimalisti delle giornate di sodoma sadiane, densa di folgoranti colpi di genio, che ci regalano momenti di straordinario godimento letterario. Particolarmente riusciti sono a nostro parere i racconti: Budella, esilarante cronaca delle avventure erotiche di un’adolescente; Ambizione, uno sguardo spietato sul mondo dell’arte; lo stupendo Esodo disperato e feroce ma potentemente intriso di grande forza morale; ed in ultimo Obsoleto che chiude in maniera strepitosa la serie dei racconti.
Avvincente il finale che, come già detto, è sorprendente e spiazzante per il lettore.
Cavie è sicuramente una satira feroce sul mondo finto ed esasperato dei reality show ma è soprattutto una raccolta di  apologhi etici che getta una luce sinistra sulla spasmodica caccia alla fama  ed al culto dell’immagine che dominano la società occidentale. Il rischio, concreto, che corre questo libro, visto il proliferare di trasmissioni televisive di questo tipo e degli eccessi che mostrano, è quello di trasformarsi da parabola morale a mera fotografia della nostra folle quotidianità.


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Chuck Palahniuk

Chuck Palahniuk  è nato il 21 febbraio 1961 a Pasco, Washington.
Ha scritto: Fight Club (1996),  Survivor (1999), Invisibile Monster (1999), Choke (2001), Lullaby (2002), Diary (2003).

Apri la pagina collegata http://www.chuckpalahniuk.com/


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© Biblioteca Nazionale di Napoli (novembre 2005)
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